Tonno: quale scegliere?
Il tonno è uno degli alimenti più amati e consumati al mondo. Solo in Italia, secondo dati FAO e ISMEA, ne vengono consumate ogni anno circa 140.000 tonnellate, gran parte sotto forma di tonno in scatola. È pratico, gustoso e versatile, ma non tutti i tonni sono uguali: esistono specie diverse, metodi di pesca più o meno sostenibili, modalità di conservazione che ne influenzano il profilo nutrizionale.
In questo articolo analizziamo cosa distingue le diverse tipologie di tonno, quali sono le più salutari, come leggere l’etichetta e quali scelte sono più rispettose per la nostra salute e per quella del mare. 🌊
Cos’è davvero il tonno?
Il termine “tonno” non indica un solo pesce, ma un gruppo di specie appartenenti alla famiglia degli Scombridi, genere Thunnus. Sono pesci pelagici, veloci nuotatori e predatori al vertice della catena alimentare.
Le principali specie in commercio sono:
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Tonno rosso (Thunnus thynnus) → il più grande e pregiato, diffuso nel Mediterraneo e Atlantico. È molto apprezzato per sushi e sashimi, ma è anche tra i più a rischio sovrasfruttamento.
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Tonno pinna gialla (Thunnus albacares) → caratterizzato da pinne dorsali gialle, carne rosa-rossa, è quello più usato in scatola di fascia medio-alta e nel sushi industriale.
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Tonnetto striato (Katsuwonus pelamis) → la specie più utilizzata nell’industria conserviera, soprattutto nelle scatolette da supermercato. Cresce rapidamente e si riproduce in fretta, quindi è considerato più sostenibile.
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Tonno bianco o alalunga (Thunnus alalunga) → carne più chiara e delicata, molto usato in Spagna e nel Nord America.
Valori nutrizionali ⚡
Il tonno è un alimento ad alta densità nutrizionale. In media (100 g di parte edibile, fresco) apportano:
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Proteine: 21–23 g → complete, con tutti gli amminoacidi essenziali.
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Grassi: 4–5 g, di cui gran parte omega-3 (EPA e DHA), fondamentali per la salute cardiovascolare e neurologica.
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Vitamine: in particolare B12, essenziale per globuli rossi e sistema nervoso, e vitamina D.
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Minerali: fosforo, selenio, iodio, potassio.
👉 Attenzione al mercurio: trattandosi di predatori di grandi dimensioni, i tonni accumulano metalli pesanti attraverso il fenomeno della bioaccumulazione. L’EFSA (European Food Safety Authority) raccomanda di limitarne il consumo, soprattutto per:
- donne in gravidanza e allattamento
- bambini piccoli
Specie come tonnetto striato e pinna gialla sono in genere meno contaminate rispetto al tonno rosso e all’alalunga.
Metodi di conservazione 🥫
Il tonno arriva sulle nostre tavole in forme diverse:
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Tonno fresco → venduto in tranci o filetti. Ottimo per carpacci, grigliate o sushi. Deve essere consumato subito o abbattuto/surgelato.
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Tonno surgelato → mantiene buone caratteristiche nutrizionali e sicurezza microbiologica.
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Tonno in scatola → il più diffuso:
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al naturale (in acqua e sale) → più leggero e con meno grassi, consigliato per chi segue una dieta ipocalorica.
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in olio (d’oliva o di semi) → più gustoso, ma più calorico; scolandolo si riducono i grassi del 20–25%.
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💡 Studi condotti dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) mostrano che le proteine e gran parte degli omega-3 del tonno vengono mantenuti anche dopo la lavorazione in scatola.
Tonno al naturale 💧
Nel tonno al naturale, il pesce viene cotto direttamente nel contenitore (lattina o vasetto) oppure in autoclave. Durante la sterilizzazione:
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il tonno rilascia parte dei suoi liquidi naturali (acqua di tessuti, proteine solubili, un po’ di grasso e sali minerali),
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a questi si aggiunge l’acqua di governo, cioè acqua aggiunta con un po’ di sale (e talvolta aromi naturali) per completare la conservazione.
👉 Quindi non è semplice acqua “di rubinetto”: è una miscela di acqua + sostanze nutritive che si diffondono dal pesce durante la cottura e la conservazione.
Pro:
- Meno calorie (circa 100–110 kcal/100 g, contro le 180–200 kcal del tonno in olio).
- Più adatto a chi segue diete ipocaloriche o deve ridurre i grassi.
- Nessun rischio di ossidazione degli oli.
Contro:
- Gusto più “secco”.
- Alcuni nutrienti liposolubili (come vitamina D e parte degli omega-3) sono meno protetti dall’ossidazione.
Tonno in olio d’oliva 🫒
L’olio del tonno in scatola non è solo “olio d’oliva”: è un mezzo conservativo che, durante la maturazione in lattina o vasetto, diventa a tutti gli effetti un estratto del pesce. Durante i mesi di conservazione, una parte delle sostanze del pesce migra nell’olio:
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Grassi insaturi del tonno (soprattutto omega-3 EPA e DHA) → si sciolgono parzialmente nell’olio.
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Vitamine liposolubili (A, D, E) → una parte finisce anch’essa nel condimento.
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Aromatici naturali del pesce → motivo per cui l’olio diventa molto saporito.
👉 In altre parole, una parte della ricchezza nutrizionale del tonno “passa” all’olio.Pro:
Pro:
- L’olio d’oliva fa da barriera protettiva e riduce l’ossidazione degli omega-3, quindi mantiene meglio il profilo nutrizionale del pesce.
- L’olio extravergine (quando usato) aggiunge polifenoli e grassi monoinsaturi benefici.
- Più gradevole al palato, maggiore versatilità in cucina.
Contro:
- Più calorico.
- Spesso le aziende usano olio di semi al posto dell’olio d’oliva: meno salutare, più soggetto a ossidazione.
- Se si scola troppo l’olio, una parte degli omega-3 del pesce va persa perché si disperde nel condimento.
Come scegliere al supermercato 🛒
Per fare una scelta consapevole è importante leggere bene l’etichetta:
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Specie: deve essere dichiarata. Se leggi Katsuwonus pelamis, si tratta di tonnetto striato; se c’è scritto solo “tonno” senza specie, meglio diffidare.
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Zona FAO di pesca: indica l’area geografica di cattura. Ad esempio, FAO 37 corrisponde al Mediterraneo, FAO 71-77 al Pacifico. La scelta migliore è orientarsi verso prodotti certificati MSC (Marine Stewardship Council), garanzia di pesca sostenibile.
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Metodo di pesca: la più sostenibile è quella “a canna” (pole & line). Le reti a circuizione e i FAD (Fish Aggregating Devices) hanno un impatto ambientale maggiore.
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Tipo di conservazione: al naturale è la scelta più salutare, in olio d’oliva ha più gusto ma anche più calorie.
Tonno e salute: quanto consumarne? ✅
Secondo linee guida EFSA e OMS:
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Adulti sani → 1–2 porzioni a settimana sono sicure e sufficienti a garantire un buon apporto di omega-3.
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Donne in gravidanza e bambini → meglio privilegiare pesci più piccoli e meno contaminati (sgombri, alici, sardine), consumando tonno solo occasionalmente.
Alternative valide 🐠
Se ti piace il gusto del tonno ma vuoi ridurre l’impatto ambientale e l’esposizione al mercurio, puoi alternarlo con altri pesci azzurri più sostenibili, economici e ricchi di omega-3:
- Sgombro
- Alici
- Sardine
Sono pesci di piccola taglia, crescono velocemente e hanno un impatto ambientale molto inferiore rispetto al tonno.
Il tonno è senza dubbio uno degli alimenti più versatili e preziosi che abbiamo a disposizione. La scelta più intelligente non è eliminarlo, ma consumarlo con moderazione e consapevolezza.
Dr.ssa Mascha Bombini
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